In ritardo.

In ritardo, come al solito, entro nei giardini dell’istituto. Corro il più velocemente possibile calpestando aiuole e svicolando tra le persone.  Gli altri studenti mi seguono con lo sguardo infastiditi, domandandosi sicuramente perché una del primo anno stia creando tutto questo scompiglio alle otto e mezzo passate. Sapendo che non mi concederanno mai il permesso di entrare in classe per la prima ora.

Edward me l’aveva detto questa mattina:

<< Cat è inutile dannarti l’anima, ormai ti sei svegliata tardi. Rilassati. Vieni a fare colazione e inizia per bene domani. Ho comprato anche i tuoi dolci preferiti!>>

Subdolo da parte sua, voleva convincermi a restare a casa sventolandomi sotto al naso i muffin al cioccolato appena sfornati. In poco tempo il loro profumo aveva riempito la casa. Tutto questo mentre mi sistemavo in fretta e furia, per cercare di recuperare invano un po’ di tempo.

Non potevo rimanere con lui anche oggi, i corsi erano iniziati da qualche settimana e non avendo seguito le prime lezioni ero già parecchio indietro con il programma. Quello che doveva essere di per sé un giorno difficile, si stava rivelando un vero e proprio incubo.

Rimarrò chiusa fuori dal portone centrale, me lo sento.
Ma ci provo comunque, DEVO entrare a prima ora. Inizio a correre più veloce, maledicendomi per non aver sentito la sveglia questa mattina.

Intorno a me gli studenti del terzo anno si allenano per le prove fisiche di metà semestre, approfittando delle ultime giornate di sole e tepore prima che arrivi l’inverno. Qualcuno ridacchia vedendomi sfrecciare accanto ai campetti di addestramento. Immaginando come me, alla punizione che riceverò per essere arrivata in ritardo.

Alla WAYLON JOHNSON ACADEMY non è permesso sbagliare, men che meno presentarsi in classe mezz’ora dopo l’inizio delle lezioni.

Finalmente arrivo alla soglia del portone della scuola, in tempo per vedere il custode Reynold chiudermi le porte in faccia, sorridendo sotto i baffi.
Mi fermo a qualche metro dall’entrata e incredula rimango cinque minuti a fissare la porta chiusa. Perfetto, sono fregata. Sarebbe inutile pregarlo per farmi entrare, sarò costretta ad aspettare fuori, per poi entrare alla pausa di fine lezione.

Innervosita faccio cadere lo zaino vicino e mi siedo sugli scalini dell’ingresso.
Mi guardo intorno: il parco è così curato da sembrare finto, tutto è perfettamente in ordine e pulito.

Fin da piccola ho sempre desiderato poter essere ammessa alla J.W., e quando agli inizi di settembre è arrivata la lettera di ammissione, pensavo si trattasse di uno scherzo. Non riuscivo a credere di aver passato i test.
Certo, sapevo di avere buone probabilità, ho trascorso tutta l’estate a studiare e ad allenarmi per le prove fisiche. Ma ero a conoscenza anche di quanto fossero selettivi all’istituto, in più c’erano solo 20 posti disponibili per il corso del primo anno, oltre ai 10 già assegnati ai figli dei Dalit o intoccabili.

Una regola stupida a mio parere, andava contro tutti i principi meritocratici dell’istituto. Molti di quei ragazzi erano solo dei spocchiosi figli di papà, con l’unica preoccupazione di dover dimostrare, in qualunque occasione, la loro appartenenza alla casta sociale più alta: sfoggiando capi firmati e macchine di lusso. E di certo nessuna di queste cose rientrava come requisito per poter essere ammessi. Venivano privilegiati solo per il loro status sociale.

Nonostante le difficoltà, questa ammissione fu finalmente la prima buona notizia dopo tanto tempo. Era da mesi che non vedevo mio fratello così felice, quel giorno mi portò fuori a cena per festeggiare. Non smetteva di vantarsi con i suoi amici di quanto fosse fiero di me.

Purtroppo l’entusiasmo non durò molto: la J.W. Academy è tanto prestigiosa, quanto costosa.
Per pagare la prima rata di metà anno siamo stati costretti a diminuire le spese mensili, mio fratello a fare i turni doppi a lavoro e io a porre domanda per un posto come cameriera all’Agnus. La paga non è abbastanza per quanto facciano lavorare, ma almeno lasciano tenere le mance.

Distratta dai miei stessi pensieri non mi accorgo della presenza di una persona vicino a me. Mi volto curiosa per vedere chi fosse, quando il mio sguardo incrocia due occhi di un verde intenso intenti a fissarmi.

Un ragazzo alto e riccio si era fermato a meno di un metro da dov’ero seduta e mi guardava divertito.
Reggo lo sguardo finché non decide di voltare la testa dall’altra parte.
È vestito in modo molto semplice: jeans e maglietta nera a maniche corte.

Si sarà dimenticato di indossare la divisa, o forse no.
Anche se l’avesse fatto di proposito non starei sicuro a giudicarlo: i pantaloni color beige e la polo dell’istituto sono un vero pugno nell’occhio. Ma anche obbligatori all’interno dell’edificio.

Avrà un richiamo per il suo abbigliamento, oltre alla punizione che aspetta entrambi per essere arrivati in ritardo. Ma dal suo atteggiamento non sembra preoccuparsene più di tanto.
Giocherella con le chiavi della macchina in mano, ed essendo abbastanza vicina riesco a riconoscere il logo della macchina impresso sul portachiavi: una porsche.

Ed ecco il mio interesse per questo ragazzo calare a picco, sarà sicuramente uno dei dieci ragazzi con il posto assegnato che frequentano il mio anno.
Pff, non lo conoscevo ancora, eppure immagino già che ragazzo viziato ed egoista possa essere. Sicuro non meritava di essere ammesso alla W.J. academy per qualche sua dote, se non quella di essere particolarmente ricco.

Chissà cosa avrà avuto per guardarmi così divertito.
Abbasso la testa per controllarmi i vestiti, ma la gonna e la camicetta sembrano pulite e ancora stirate, nonostante la corsa di poco fa.
Non trovando niente di strano nel mio abbigliamento, decido di lasciar perdere, quando per sbloccare lo schermo del telefono, tocco involontariamente l’icona della fotocamera interna: ritrovandomi davanti la mia faccia ancora un po’ rossa per lo sforzo e i capelli mezzi raccolti e disfatti, in quello che prima doveva essere uno chignon quasi perfetto.

Ho un aspetto orribile, ovvio che mi stesse guardando divertito, sembro una pazza appena scappata dal manicomio.
Addio look da studentessa modello.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...